CUCINA, CARCERE, CONCORSI TRA FUMI E PENSIERI IN EQUILIBRIO.
19 aprile 2012Oggi a Fossano entro in carcere per fotografare i detenuti che cucinano per il concorso culinario indetto dal blog di Nani http://nanielollycucinaedintorni.blogspot.it/. Scatto immagini, mi muovo veloce tra persone e fornelli, rumori e odori, colori, consistenze, e acciaio su cui tutto si riflette e rifletto.  Ancora una volta la cucina parla un linguaggio universale, per raccontare vite in bilico tra dentro e fuori, spesso più dentro che fuori. Quasi scivolo. Così come le piastrelle umide di questa cucina rendono instabile il mio equilibrio, nelle parole spiaccicate in italiano elementare  sento forte l’instabilità di certe persone, di certe vite. Penso che forse allora provare a partecipare, provare a cucinare, provare a resistere, provare a ricadere, provare a rialzarsi, provare ad essere non solo un detenuto è la strada di tutti i giorni. Ma forse non so… forse sono solo io e le mie immaginazioni indotte dal forte vapore di quel pentolone là sul fuoco. Bolle e ribolle acque pronte per la pasta di mezzogiorno. Tutto qui. Poi però, questa sera come sempre, riguardo le immagini della giornata, e vedo i volti e gli sguardi, vedo sempre e solo le persone, ne guardie ne ladri, ne buoni e cattivi; per fortuna almeno per un attimo sento che è veramente così. Ciao.
POCO DOPO IL TRAMONTO, SUBITO PRIMA DELL’ALBA.
10 aprile 2012E’ come svegliarsi dopo cent’anni
aprire gli occhi in un giorno qualunque
e vedere il bordo che divide la notte dall’alba passarti sopra.
E’ come rimanere in bilico sul respiro
E’ come sentire un sordo rumore in un deserto di silenzio
E’ come danzare sul “reale”
E’ come sedersi in cima all’Himalaya
E’ come scivolare in una ciotola di latte
E’ come entrare nella nebbia
E’ come essere solidamente fluido
In quell’istante divento invisibile
Spesso lo desidero più di ogni altra cosa.
Con questo pensiero prende forma l’idea di fotografare questa forte sensazione.
Nasce a Colonia alcuni anni fa sospeso per un incosciente attimo, tra la notte e il giorno.
SENSO GOTICO
20 marzo 2012PEZZI DI VIAGGIO IN FOTO
11 marzo 2012Spesso arrivo la sera verso tardi e poi riparto all’alba. Il posteggio è protetto se possibile, scarico le attrezzature e poi faccio il check in. Così ottengo delle chiavi. La mia camera è al quarto piano. Non guardo dove sono, sbatto tutto sul letto , entro nella doccia e poi subito m’infilo sotto le lenzuola. Un attimo di silenzio e mi accorgo dell’aeroporto li vicino, ma subito dopo dormo. Pezzi di un viaggio raccontati con immagini.
E POI IL LAGO
10 marzo 2012Questa settimana finisce sul lago, quello Maggiore. Lago prealpino disinteressato ai confini. Mi ricordo bene solo un anno fa, quando scendendo giù dalla valle Cannobina con il camper adibito a studio fotografico, dopo lunghe ed inerpicate e tortuose e strette e interminabili strade di montagna, finalmente arrivavo sul lago sfociando a delta. Con un leggero senso di nausea entravo a Cannobio. La vista del lago ha sempre un bel effetto forte, un landscape ottocentesco: colori scuri trafitti da raggi di luce e la tela cosparsa di riflessi e pennellate di foschie irregolari. Insomma arrivando con un mezzo motorizzato la sensazione di attesa e di visione dal finestrino è un po’ quella di: “chi vede prima il mare dopo quella curva?”. Ecco, però è il lago, e questo sta racchiuso per origini glaciali in una conca, per cui il primo effetto è di contenimento e non di espansione all’orizzonte. Profondità un po’ misteriosa. Tutto qui? Beh no di certo! Il senso del lago è più difficile da cogliere e da raccontare, bisogna applicarsi un attimo, abitarlo, stare attenti ai dettagli, ai profumi e ai riflessi, ai suoni rimbalzati. Meglio ancora sarebbe galleggiarci sopra, con i traghetti, o una barchetta a remi, nuotare, insomma starci dentro. Annusandolo il primo profumo che senti è quello di alghe e di umidità vegetale, dei vetri di serra, muschio e legno marcio, foglie secche. Solo un giorno. Solo un giorno il tempo per una singhiozzante ma proficua riunione con Ilaria, un pranzo e un tramonto e poi via sull’autostrada verso Asti est. Ora che sono in studio provo a immaginare le selezioni cercando in alcune immagini, tra colpi di ciglia del mio iPad scattati.  Sattate camminando, parlando, viaggiando. Per ora del lago mi basta tutto questo, e ve lo giro. Ciao Davide.
JONNY LO ZINGARO
21 febbraio 2012Jonny più di 36 anni di galera per ora, ci scrive:
“Io sono uno zingaro. Quel Johnny non è più con me. In questi lunghi anni di reclusione ho cercato di staccarmi con tutto me stesso da lui. Johnny ha sbagliato e io mi voglio riscattare. Per questo sto scontando la mia pena. Discendo da una grande famiglia sinta e forse in pochi sanno che l’etnia sita ha radici nella lontana India. Un popolo quindi di grandi tradizioni e storia di cui io faccio parte e ne vado fiero. Grazie a questo costruttivo progetto anch’io ho modo di raccontare un po’ di me. Raccontare di uno zingaro che sta facendo un nuovo percorso verso una vita fatta di valori diversi con la voglia di costruire qualcosa positivo. Aver potuto aderire a questo progetto è un nuovo importante passo e ringrazio chi me ne ha dato la possibilità . A presto il nuovo Jonny”
INSIDE
9 febbraio 2012Inside, sono queste immagini scattate con l’iPad… che certamente almeno nell’estetica si conformano al tempo dell’iPhone, all’uso di filtri ed effetti in voga oggi… e nulla vedo di male o nulla di eccezionale da discuterne oltre il valore. Per i “puristi” della fotografia che affermano il loro credo quello che passa anche attraverso la nostalgica emozione dei vapori di sviluppo e fissaggio per restituire alti valori immaginari insostituibili, o per chi l’immagine la restituisce in tempo reale sulla rete senza magari saperne di colori, contrasti o alchimie fotografiche, direi di non arrovellarsi troppo nel sostenere le varie tesi. La fotografia è semplicemente fotografia, cioè quello che vediamo e sentiamo leggendo l’immagine che ci sta davanti, in ogni sua “applicazione”, sia essa materica o virtuale. L’importante è come sempre avere delle sensazioni, magari intelligenti, da comunicare. Così queste immagini apparentemente scattate fuori, al freddo e al colore di quella serata, sono assolutamente una visione inside di tutto quello che in quel momento ho sentito dentro. Bye Davide
LOMOGRAPHY MILAN
6 febbraio 2012Ogni tanto vengo trascinato dalle cose da fare, servizi commerciali, progetti work in progress e sopravvivenza, così allora perdo di vista alcune mie incursioni più materiche e nella fotografia. Una di queste passa attraverso l’utilizzo della lomografia e a volte si affianca anche al mondo della polaroid, dove l’immagine “sporca” esprime al meglio la sensazione e non la descrizione di quel momento o di quell’inquadratura. Don’ t think, just shoot, scatto istintivo apparentemente privo di tecnica. Peccato davvero che abbiamo una sola vita o almeno se ce ne sono altre non le ricordiamo. Perché io ne dedicherei almeno una per questo tipo di fotografia. Come diceva Troisi “Si, si mo me lo segno.”
BEFORE YOU CALL HIM A MAN?
3 febbraio 2012Schiacciato tra spalle più alte e cappotti imbottiti, questa sera nella Wall of sound gallery sono caduto in sensazioni fortissime. Le immagini esposte sono di Ed Caraeff, Henry Diltz, Herb Greene, Guido Harari, Art Kane, Astrid Kirchherr, Norman Seeff e Bob Seidemann, il soggetto è la musica rock dei due decenni 60-70. Mi sono sentito sempre più piccolo davanti a quelle fotografie che mi vedevano in quegli anni poppare latte e giocare con le macchinine fino a scoprire finalmente la mia prima macchina fotografica di plastica 110 kodak. Troppo tardi però, si davvero troppo tardi per fotografare Bob Dylan o i The Rolling Stone, Led Zeppeling, Jim Morrison, Frank Zappa, The Who, Bob Marley, Joni Mitchell, Lou Reed, Peter Gabriel, Crosby, Still & Nash, Stephen Still, The Doors, Neil Young,… Così mi avvicino più che posso a quelle immagini per scrutare meglio nei particolari scomposti dalla grana e cercare di sentirne in profumo, e ascoltarne la musica. Il mio naso sbatte contro il vetro. Davvero mi piacerebbe sapere quante vite dovrei vivere per dire di aver vissuto veramente. Poi una specie di risposta mi viene guardando quella fotografia e canticchiando il testo di quella canzone: “How many roads must a man walk down..” “La risposta, amico mio, ascoltala nel vento, la risposta ascoltala nel vento.”
Grazie davvero a Guido e Cristina













































































































































